mastrangelina:

(da Zu nei commenti su FF)

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catastrofe:

useful

catastrofe:

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Chiusa parentesi


rectoverso:

Questo ceto dirigente di ladri puttanieri mafiosi, di infimi sgherri e tirapiedi degli sgherri, di facce ebefreniche da repertorio criminologico, che fonda il suo potere sul broglio, il voto di scambio, la propaganda canagliesca, la violenza istituzionale, il latrocinio sistematico della cosa pubblica, l’osceno ingozzarsi dei soldi prelevati dalle buste paga del popolino bue - che, in quanto tale, fa il tifo e prova invidia anziché armarsi per impiccarli per i piedi - io so da dove viene.

Queste masse imbelli, che annuiscono con una bava lobotomica alla bocca innanzi allo sconcio turpiloquio civico e morale di sinistri pagliacci incrostati di cerone, io le ho già viste.

Questa cittadinanza incarognita, baldracchesca, gretta, meschina, vigliaccamente violenta, definitivamente idiota, sospesa tra una solitudine desertica fatta di consumismo decerebrato e paure dilaganti, e una scena pubblica virtuale fatta di troie di plastica danzanti e deglutizione adorante della sborra infetta del capo, la riconosco.

Questo progressivo, tumorale nuovo apartheid all’italiana, costruito con piccoli e continui scivolamenti nell’abiezione civile e legislativa, festeggiati come necessari da una coscienza collettiva intorpidita e stuprata da cosche di sbirri e giornalisti al servizio di una parte politica, questo lasciare che il tuo vicino di casa sia vessato, deportato o incarcerato non in quanto criminale ma in quanto musulmano, o negro, o zingaro, o peruviano, o marocchino, non m’è per niente nuovo.

Questi servi, questi stuoli di servi, questi eserciti di servi, questa schiuma di fogna col tesserino da giornalista, queste povere piccole jene cogli occhi bastonati e la coda fra le gambe al cospetto del capo, che in cambio di un osso rancido da rosicchiare hanno dato via, insieme al culo, anche solo la speranza e il ricordo della dignità, non sono una novità.

Questa Costituzione svuotata dall’interno, formalmente in vigore ma sostanzialmente morta, morta come un dente cariato marcio, è nella logica delle cose.

Tutto sommato, senza esagerare, riflettendoci, si tratta solo di questo: gradualmente ma con metodo, stiamo consegnando alla storia la repubblica parlamentare italiana, questa forzatura civile scaturita dalla scesa in armi nell’aprile del 1945 di poche centinaia di idealisti democratici a dispetto di un popolo osceno, questo fastidioso ma ormai effimero incidente di percorso nella luminosa storia del fascismo italiano.

Il guscio democratico, sempre più vuoto, sempre più degradato, rimase in piedi ancora per qualche anno. Poi si procedette a sbriciolarlo, e la chiamarono riforma. Con nessuno scandalo, con nessuno strepito: le cose eran giunte a un segno tale che si trattò di una grigia formalità.

In foto: il vostro cervello spappolato.

Er padre de li santi


Riprendo da spaam:

Er cazzo se pò ddì rradica, uscello,
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola, e stennarello.
Cavicchio, canaletto, e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
Inguilla, torciorecchio, e mmanganello
Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e ccannella, e ppipino,
E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cresscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi’-fratello-piccinino.
E tte lasscio perzino
Ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su’ mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.
Gioacchino Belli

Per la serie: Sembra Scritta Stamattina


placidiappunti:

Ballata del persuasore
di Marcello Marchesi. Da “Il Sadico del villaggio”, Rizzoli, 1964

Nell’ansa dell’ansia
nel buco del cupo
gonfio di allucinogeni
mi dibatto.

Ho studiato tutti i perché,
applicati tutti i percome.
Ho letto e riletto
il Dichteronomio
la Bibbia
dei Persuasori Incolti
ma mi ritrovo
in disagiate condizioni morali.

Ometti insicuri
in cerca
da quando siete usciti
dal grembo materno
di un sentimento
di sicurezza
quante volte io ve l’ho dato
questo sentimento
con uno slogan
dieci slogan
duecento.

Mangiare è un diritto
digerire un dovere

Con le calze ja ja
anche le bugie
hanno le gambe lunghe

I bimbi d’Italia
son tutti Barilla

E la Festa dei fidanzati
la Giornata della mamma
la Giornata del papà
la Giornata dell’amante della mamma
io le ho inventate
per indurvi
anche nei giorni festivi
a spese susperflue
ad acquisti impulsivi.

Sì, vi ho trattati tutti quanti
come indigeni della Cretinesia
come abitanti
delle isole Salamone.
Atto di contrizione.

Ho venduto il cervello
alla pubblicità
ed ora eccomi qua
stratega del desiderio
colonizzatore di anime
uomo al neon
con barba lunga e ciabatte
che mi aggiro per casa
tra camere e fucina
insicuro come voi
inseguito da una domanda cretina.

Un manuale di pubblicità
anche fra i più noti
è una raccolta di istruzioni
ai cretini
per convincere gli idioti?

Non si scherza con l’inconscio!

Ah! potessi prendere
l’etero-diretto delle undici e un quarto

e andarmene dove non c’è
il piacere di aver sete
la gioia di dare la cera
la felicità di friggere
l’estasi di lavare
e dove “bucato”
vuol dire “con un buco”
e basta.

Ma chi si afferma è venduto!
Noi faremo di tutti
uomini donne giovanotti
un popolo di contenitori
di prodotti.
Ogni capriccio
un feticcio
da accarezzare
annusare
baciare
sfiorare con la gota
e abbandonare.
Per questo la nuova fede
è il buttismo
saremo tutti Buttisti
seguaci del dio Butta
divinità dello spreco.
Motto di chi l’adora

Butta via
e compra ancora.

Cosa?
Qualunque cosa.
Il dentifricio nutritivo
che lava i denti, pulisce
e contemporaneamente nutre
basta mandarlo giù
che risparmio di tempo.
I dischi dell’orrore
che si ascoltano al buio
prima di fare all’amore…
E poi e poi e poi
aspetto idee da voi…

Dio santo, che meraviglia.

Tu prendi il tipico direttore marketing italiano, o un qualunque Product Manager di un’azienda italiana. Immaginalo mentre ti dice: “Voglio qualcosa di un po’ provocatorio, qualcosa di forte, che rompa.”
Sappiamo tutti come va a finire: l’agenzia propone qualcosa di nuovo e interessante, e il cliente italiano reagisce allibito e si incazza pure. Allora l’agenzia dice Ma no, abbiamo solo scherzato, e tira fuori l’altra campagna, quella giusta. Promette fra l’altro che non lo farà più.
Allora immagina di prendere la zazzera di quel PM e di sbattergli la faccia sul monitor e dirgli: “Ehi mezzasega, QUESTA è comunicazione trasgressiva. Ma tu non hai nemmeno mezza palla per fare una cosa simile. Usa un’altra volta la parola ‘trasgressivo’ e ti faccio cercare da otto sicari serbi miei amici, coglione.”
Dopodiché puoi finalmente rassegnare le dimissioni.

Trovato su: Kekkoz.

Tu prendi il tipico direttore marketing italiano, o un qualunque Product Manager di un’azienda italiana. Immaginalo mentre ti dice: “Voglio qualcosa di un po’ provocatorio, qualcosa di forte, che rompa.”

Sappiamo tutti come va a finire: l’agenzia propone qualcosa di nuovo e interessante, e il cliente italiano reagisce allibito e si incazza pure. Allora l’agenzia dice Ma no, abbiamo solo scherzato, e tira fuori l’altra campagna, quella giusta. Promette fra l’altro che non lo farà più.

Allora immagina di prendere la zazzera di quel PM e di sbattergli la faccia sul monitor e dirgli: “Ehi mezzasega, QUESTA è comunicazione trasgressiva. Ma tu non hai nemmeno mezza palla per fare una cosa simile. Usa un’altra volta la parola ‘trasgressivo’ e ti faccio cercare da otto sicari serbi miei amici, coglione.”

Dopodiché puoi finalmente rassegnare le dimissioni.

Trovato su: Kekkoz.

“The reasonable man adapts himself to the conditions that surround him. The unreasonable man adapts surrounding conditions to himself. All progress depends on the unreasonable man.”

George Bernard Shaw (via topherchris)

Spettacolare, via Giavasan.

“Più che di giorni senza idee, ci sono giorni in cui mi manca la voglia di mettermi a scrivere per bene le idee che ho avuto. È una tortura, litigo letteralmente con la tastiera e mi basta pochissimo per distrarmi. Per cui, che faccio? Mi distaggo. E di brutto, anche.
Chiaramente, più mi distraggo, più mi sento in colpa, e più mi sento in colpa, più non riesco a lavorare e mi distraggo.
La santa donna che sta con il sottoscritto mi dice sempre: Quando sei così esci, fatti un giro!
Non ci riesco. Soffriggo davanti al computer, sperando di recuperare il tempo perduto, incarognendomi.”

Dal blog di Tito Faraci, l’intervista Posti di lavoro: Diego Cajelli

E’ così mostruosamente uguale a quello che succede a me che per un momento ho pensato che niknik avesse trovato una cosa scritta da me sul mio altro blog anni fa. A me succede esattamente la stessa cosa. Anche col blog.

(via nikink)